54 rue Lepic: la casa di Van Gogh a Parigi
Why is it significant?
Fermati davanti al numero 54 di rue Lepic e alza gli occhi verso i piani alti: una facciata qualunque, persiane, una piccola targa. Eppure da una di quelle finestre, tra il 1886 e il 1888, un uomo dai capelli rossi guardava i tetti di Parigi e cercava di imparare a dipingere la luce.
Key Facts
| Place | 54 rue Lepic: la casa di Van Gogh a Parigi |
|---|---|
| Address | 54 Rue Lepic, 75018 Paris, France |
| Geo Coordinates | 48.88650, 2.33430 |
| Part of Walk | Montmartre degli artisti: mulini, cabaret e pittori squattrinati nella Parigi bohémien |
| Generated | Generated |
Fermati davanti al numero 54 di rue Lepic e alza gli occhi verso i piani alti: una facciata qualunque, persiane, una piccola targa. Eppure da una di quelle finestre, tra il 1886 e il 1888, un uomo dai capelli rossi guardava i tetti di Parigi e cercava di imparare a dipingere la luce.
L'uomo era Vincent van Gogh. Arrivò a Parigi nel marzo del 1886, praticamente senza preavviso, con un biglietto per il fratello Theo, che lavorava come mercante d'arte. Theo lo ospitò prima in un alloggio piccolo e poi, quell'estate, in questo appartamento più grande. Vincent aveva trentatré anni, non vendeva quasi niente, e i suoi quadri olandesi erano scuri come la terra dei contadini che dipingeva.
Parigi gli cambiò la tavolozza in due anni. Frequentò l'atelier del pittore Cormon, dove conobbe Toulouse-Lautrec ed Émile Bernard, vide gli impressionisti, scoprì i puntini di Seurat, e si innamorò delle stampe giapponesi, che collezionava insieme a Theo a centinaia. Nel periodo parigino dipinse circa duecento quadri, e lo vedi succedere tela dopo tela: i marroni spariscono, arrivano i gialli e i blu, le pennellate si fanno brevi e nervose. Il Van Gogh dei girasoli comincia qui, in rue Lepic. Da queste finestre dipinse anche la vista sui tetti della città, con i comignoli e il cielo che occupa metà della tela.
Vivere con lui, però, non era facile. Theo confidò alla sorella che la convivenza era diventata quasi insopportabile: Vincent litigava con tutti, riempiva la casa di tele e colori, trascinava gli amici a discutere fino a notte. Eppure Theo non lo mise mai alla porta... e continuò a mantenerlo fino all'ultimo giorno.
Nel febbraio del 1888, stanco dell'inverno grigio e della città, Vincent prese un treno per il Sud, verso Arles e il sole. Non sarebbe più tornato a vivere a Parigi. Ora continua a salire per rue Lepic, seguendo la sua grande curva: in cima, tra gli alberi, spuntano le ali di legno di un mulino vero.